In questo articolo saranno ripercorsi gli studi sull’ipnosi a partire da Liébault fino alle prime considerazioni di Sigmund Freud, il quale rimase molto affascinato da questa tecnica durante l’esperienza parigina presso la clinica Salpêtrière diretta da Charcot. In quel periodo, Freud, era sempre più attratto dall’ipnosi, come alternativa all’elettroterapia, poiché i suoi pazienti presentavano sintomi nevrotici in assenza di patologie organiche.

“Nel mio arsenale non avevo che due armi, l’elettroterapia e l’ipnosi…” S. Freud

La scuola di Nancy

A quel tempo, esistevano due principali posizioni in materia di ipnosi. In particolare, per la scuola di Nancy di Ambroise-Auguste Liébault (1823 – 1904) e Hippolyte Bernheim (1840 – 1919) :

«gli effetti della ipnosi sarebbero dovuti semplicemente alla persuasione accolta dal soggetto per una idea suggeritagli dallo sperimentatore, senza la produzione di una qualche alterazione più radicale nell’apparato psichico.» – (Bernheim in S. Freud, Studi sull’isteria e altri scritti 1892-1895)

La posizione contrastante proviene dalla scuola parigina di Charcot, il quale postulava l’esistenza di 3 stadi dell’ipnosi.

Il potere della suggestione

Bisogna ricordare che sono passati più di 100 anni da quando si è cercato di dissociare l’ipnotismo dal suo “turbine di assurdità”. Mi riferisco alla prima metà del XIX secolo. Bernheim riuscì a sottrarre l’ipnotismo da quelle credenze diffuse di stranezza e a collegarla ai fenomeni della vita psichica. Questo rappresenta un punto cruciale del passaggio dello studio dell’ipnosi all’ambito psicologico.

Secondo la posizione di Bernheim:

“vi è un’unica fonte per tutti i fenomeni ipnotici, cioè la presenza di una suggestione, di una rappresentazione cosciente, immessa nel cervello dell’ipnotizzato attraverso un influsso esteriore e da lui accolta come se fosse in lui sorta spontaneamente; secondo questa interpretazione, tutti i fenomeni ipnotici sarebbero quindi manifestazioni psichiche, effetti di suggestione.”

Ma come si dimostra il potere della suggestione? Partiamo dal sonno ipnotico, il quale insorge in base alla suggestionabilità della persona. Non bisogna meravigliarsi se ci sono persone più resistenti all’induzione del sonno o se cadono in un profondo sonno ipnotico improvvisamente senza essere spinti nello stato di attesa del sonno. Bernheim spiega la variabilità di questo fenomeno paragonandolo al sonno normale, ovvero:

«Arriviamo al sonno attraverso la suggestione, attraverso una preparazione psichica e un’attesa del sonno stesso, ma, a volte, esso ci coglie senza nostra partecipazione, a causa della condizione fisiologica della stanchezza.»S. Freud, Studi sull’isteria e altri scritti (1892-1895)

Il metodo della scuola di Nancy

Bernheim collaborava con Liébault, medico ipnotista, che aveva sviluppato il metodo ipnotico basato sulla suggestione:

«Liébeault ipnotizzava il paziente fissandolo negli occhi, gli suggeriva di provare una sonnolenza crescente e, una volta che era subentrato lo stato ipnotico, gli diceva che tutti i sintomi non c’erano più.»

G. Concato, Manuale di psicologia dinamica, 2006

Chiudere gli occhi induce il sonno perché è un atto che collega l’idea del sonno con le altre parti del fenomeno, fra cui le zone cerebrali coinvolte in questo meccanismo. In definitiva, si tratta di un fenomeno sia fisiologico che psicologico e dipende dalla natura del sistema nervoso e non dalla capacità del medico.

«Con il passar del tempo, Bernheim si servì sempre meno dell’ipnotismo, sostenendo che gli effetti che si potevano ottenere con tale metodo erano ottenibili anche per mezzo di suggestione allo stato vigile, un procedimento che la scuola di Nancy chiamò “psicoterapia”» H. Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, 1970, p. 102

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Grand Hypnotisme

Charcot, invece, sosteneva che esisteva un meccanismo fisiologico alla base dell’ipnosi, dei cambiamenti nell’eccitabilità del sistema nervoso e attribuiva molta importanza ai fenomeni fisiologici dell’ipnosi. Inoltre, descrisse il grande attacco isterico (Grand Hystérie) e utilizzò l’ipnosi per studiare le paralisi isteriche. Sono tre gli stadi ipnotici secondo la sua teoria:

  1. Letargico
  2. Catalettico
  3. Sonnambulico

La critica avanzata successivamente da Freud risiede nel fatto che già nello stadio letargico fanno la comparsa sintomi che non possono considerarsi fenomeni psichici, come l’aumento di eccitabilità neuromuscolare. Charcot osservò che molti sintomi isterici potevano essere riprodotti in stato ipnotico o sonnambulico, concludendo che la stessa ipnosi fosse un prodotto patologico dell’isteria.

L’ipnotismo di Forel

“Il fatto principale dell’ipnotismo consiste nella possibilità di mettere una persona in una condizione della psiche (o meglio del cervello) simile al sogno. Questa condizione si chiama ipnosi.” S. Freud, Il sogno e scritti su ipnosi e suggestione

Per Auguste Forel (1848 – 1931) esistono diversi modi per provocare questo fenomeno o farlo cessare. Il primo è l’influsso psichico di un’altra persona, meglio noto come suggestione. Il secondo è l’influsso fisiologico della procedura, ovvero l’uso di un brillante pendente, una mano etc. Il terzo è l’autosuggestione. Un altro fattore di influenza è il comportamento dell’ipnotizzato. Secondo Forel, con la suggestione è possibile instaurare nella persona una nuova abitudine che sostituisce quella precedente.

Il trattamento psichico (“Trattamento dell’anima”)

Come è noto, Freud contempla in un primo momento l’uso dell’ipnosi per il trattamento psichico prima di adottare il metodo delle libere associazioni.

Partendo dalla parola “psiche” che in greco riveste anche il significato di “anima”, il trattamento psichico può essere inteso come il “trattamento dell’anima”. Una migliore espressione è “trattamento a partire dall’anima” con i mezzi che possono agire sulla psiche dell’uomo. In base a questa considerazione, possiamo considerare la parola il mezzo e lo strumento principale per il trattamento psichico.

Ecco un primo limite: ridurre l’ipnotizzato al mondo dell’ipnotizzatore. Si tratta di un’ipnosi autoritaria, la persona totalmente “ubbidiente e credula” cade in un ipnosi profonda, apparentemente illimitata. In questo stato, la parola dell’ipnotizzatore è in grado alimentare la nuova rappresentazione indotta. L’ipnotizzato può vedere e sentire tutto ciò che viene suggerito dall’ipnotizzatore, basa tutta la sua esperienza sull’immaginario, come se fosse un sogno. Allo stesso modo potrà non vedere e non sentire il sintomo che si impone ai suoi sensi. Il ricordo dell’esperienza ipnotica può essere lucido, frammentario o nullo. Il successo non è comunque assicurato e può richiedere più sedute ipnotiche.

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Le prime considerazioni di Freud sull’ipnosi

Bisogna notare che Freud parte da un assunto fondamentale: colui che cerca di ipnotizzare senza credere fermamente in quello che fa, oppure sentendosi un comico in quella situazione, non dovrebbe meravigliarsi di un insuccesso. In questo caso, dovrebbe abbandonare questa pratica. Non solo, un’altro buon aiuto a questa pratica è quello di riconciliarsi con il paziente, ovvero nel caso in cui si presenti una resistenza all’ipnosi si potrebbe chiedere solo un “minimo di attenzione” e “un po’ di arrendevolezza”.

In ogni caso, quando ricorrere all’ipnosi? Principalmente per le patologie prive di una base organica come, ad esempio, le nevrosi, le tossicomanie etc. Inoltre, introduce anche una forma di controllo per evitare possibili abusi o accuse di abuso da parte del paziente: la presenza di una terza persona di fiducia, ad esempio un’amicizia intima, un parente stretto etc. Inoltre, prima di sottoporre il paziente ad ipnosi è necessario che egli veda altre persone ipnotizzate in modo da avere un’idea di quello che succede sotto ipnosi.

“Il vero valore terapeutico dell’ipnosi consiste nella suggestione in essa impartita.” S. Freud, Studi sull’isteria e altri scritti (1886 – 1895)

Conclusioni

Freud, in seguito, abbandonò l’uso dell’ipnosi per adottare il metodo delle libere associazioni. L’ipnosi, attualmente, ha conosciuto una notevole trasformazione superando le barriere che si presentarono al padre della psicoanalisi. Oggigiorno, invece, l’ipnosi si è evoluta come strumento terapeutico grazie ai contributi di Milton Erickson (1901 – 1980), ma ora eviterò di dilungarmi perché dedicherò un intero articolo sullo stato attuale dell’ipnosi.

Bibliografia:

Freud. Opere vol. 1, Studi sull’isteria e altri scritti (1886 – 1895), Bollati Boringhieri, 1967

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