Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, all’anagrafe Sigismund Schlomo Freud, nacque a Friburgo il 6 maggio 1856 da una famiglia di origine ebrea. In particolare dall’unione di Jacob Kallamon (Kalman) Freud, commerciante di stoffe e di gioielleria, e dalla sua terza moglie, Amalia Nathanshon, figlia di un commerciante.

La famiglia d’origine

Nel 1832, Jacob sposò Sally Kanner (1829 – 1852), figlia di un negoziante, con la quale ebbe due figli, Emanuel e Philip. Jacob si iniziò a interessare alla haskalah (illuminismo ebraico) e si allontanò dagli ideali ebraici di famiglia considerati troppo radicali. Era un modo per integrarsi meglio nella nuova società borghese. In seguito, trascurò sempre di più le tradizioni ebraiche e mantenne soltanto la celebrazione delle feste di di Purim e della Pesah. 

Più tardi, Jacob, dopo la morte della moglie Sally, sposò Rebecca, figlia di negozianti, dalla quale non ebbe figli. Non si conosce bene la storia di questo matrimonio, ma sappiamo per certo che il 29 luglio 1855 Jacob sposò Amalia Nathanshon, figlia di un commerciante. Il primogenito di questa unione fu Sigmund (Sigismund), a cui fu dato anche il nome del nonno Schlomo. Nonostante Sigmund avesse 2 fratelli e 5 sorelle, i genitori lo preferivano agli altri figli, erano convinti che sarebbe diventato un grande uomo e avrebbe intrapreso una strada diversa da quella del commercio.

Lettura di approfondimento: 

Elisabeth Roudinesco, V. Zini, Sigmund Freud nel suo tempo e nel nostro, 2015

Gli anni della formazione

Freud era molto appassionato di cultura, scritture ebraiche e dello studio della Bibbia. Nonostante questo divenne presto ateo e fortemente critico verso ogni religione.

Dopo aver conseguito la maturità, si iscrisse alla facoltà di Medicina dell’Università di Vienna nel 1873 e conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1881. In seguito, iniziò a lavorare presso l’istituto di fisiologia diretto da Ernst Wilhelm von Brücke. In questa occasione conobbe Joseph Breuer, medico dell’anima, il quale si occupava delle malattie mentali in ambito psichiatrico e neurologico. Su consiglio di von Brücke e spinto da necessità economiche, si orientò verso la formazione di medico presso l’Ospedale Generale di Vienna. In questi anni conobbe anche la sua futura moglie, Martha Bernays. Per la prima volta, nel 1883, assunto in qualità di assistente ospedaliero presso la clinica psichiatrica di Theodor Meynert, ebbe l’opportunità di visitare malati mentali.

Gli studi sull’isteria (Sigmund Freud e J. Breuer)

Durante questi anni (1880) Freud, grazie all’amico Joseph Breuer, si avvicinò allo studio dell’isteria osservando il caso clinico di Berta Peppenheim (Anna O.). Breuer adottava la tecnica ipnotica per la cura dei sintomi isterici. In seguito, dopo 4 anni, Freud iniziò a trattare i primi pazienti con sintomi isterici. Tuttavia, il fenomeno dell’isteria necessitava ancora di un notevole approfondimento. Infatti, nel 1885, Freud ottenne una borsa di studio per recarsi presso la clinica Salpêtrière di Parigi diretta dal famoso neurologo Jean-Martin Charcot. Col passare del tempo, Freud, abbandonò il metodo ipnotico spiegando che l’eziologia dell’isteria sia legata alla sessualità. In sintesi, questo rappresenta il punto di partenza della sua teoria psicoanalitica.

Articoli di approfondimento:

Gli studi sull’isteria – Parte 1

L’ipnosi ai tempi di Freud

Lettura di approfondimento:

Freud. Opere vol. 1, Studi sull’isteria e altri scritti (1886 – 1895), Bollati Boringhieri, 1967

L’interpretazione dei sogni

In primo luogo, Sigmund Freud si sottopose ad autoanalisi per qualche anno, partendo dall’analisi dei suoi sogni e applicando il metodo delle libere associazioni. Successivamente, raccolse parte di questo materiale nella sua opera L’interpretazione dei sogni, pubblicata nel 1999.

“L’interpretazione dei sogni è in realtà la via regia per la conoscenza dell’inconscio”

S. Freud, Cinque conferenze sulla psicoanalisi, Terza conferenza, 1909

Lettura consigliata: S. Freud, Opere vol. 6 1909-1912: Casi clinici e altri scritti, 1989

La tesi centrale è che il sogno è un tentativo indiretto di realizzare un desiderio della vita reale.

“il sogno è l’appagamento (mascherato) di un desiderio (represso, rimosso)”

S. Freud, L’interpretazione dei sogni

Nello specifico, bisogna distinguere il contenuto latente, ovvero i desideri e i motivi inconsci che hanno determinato il sogno, dal contenuto manifesto, ciò che appare nel sogno, lo scenario, i personaggi, la trama. Proprio in questo mondo, fuori da ogni logica o legge fisica, i desideri si mascherano poiché possono risultare inaccettabili nella realtà. Quindi, nel sogno, i desideri mascherati sfuggono alla censura. Sarà dedicato un intero articolo ai meccanismi di mascheramento operati dal lavoro onirico.

L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud si basa sul metodo delle libere associazioni, ovvero chiedeva ai pazienti di esprimersi liberamente in relazione a particolari dettagli del sogno. Il terapeuta ha il compito di ritrovare i nessi logici e causali, ritrovare una spiegazione esauriente, smascherare il contenuto latente.

Il concetto di pulsione

Il sintomo non è che una formazione di compromesso in cui si scontrano il desiderio e il processo di rimozione. Quando non vi è un trauma che ha contribuito alla genesi del disturbo, ci sarà sicuramente un conflitto intrapsichico che lo alimenta. Elemento cardine della teoria di Sigmund Freud è il concetto di pulsione:

«Una pulsione si differenzia dunque da uno stimolo per il fatto che trae origine da fonti di stimolazione interne al corpo, agisce come una forza costante e la persona non le si può sottrarre con la fuga, come può fare di fronte allo stimolo esterno. Nella pulsione si possono distinguere: fonte, oggetto e meta. La fonte è uno stato di eccitamento nel corpo, la meta l’eliminazione di tale eccitamento; lungo il percorso dalla fonte alla meta la pulsione diviene psichicamente attiva. Noi ce la rappresentiamo come un certo ammontare di energia, che preme verso una determinata direzione. Da questo premere le deriva il nome di “pulsione”.»

S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, 1917

Inoltre, la pulsione si distingue dall’istinto, poiché quest’ultimo è spiegato come un comportamento ereditario tipico di una specie, preformato e adattato al suo oggetto.

Nella pulsione si individua la spinta, ovvero la carica energetica che tende verso la meta dove si potrà scaricare la tensione energetica. L’energia di cui parla Freud è la libido, in particolare, «l’espressione dinamica della vita psichica» della pulsione sessuale (Freud, Teoria della libido, 1922). Bisogna, inoltre, considerare che la pulsione, per raggiungere la meta e scaricare la tensione, si serve di un oggetto.

La teoria dello sviluppo psicosessuale

Nell’opera Tre saggi sulla teoria sessuale sono chiariti numerosi concetti fondamentali della sua teoria. Postula l’esistenza di cinque fasi dello sviluppo psicosessuale che accompagnano ogni persona dall’infanzia alla vita adulta. In particolare, l’attenzione è rivolta alle pulsioni sessuali prodotte dall’eccitabilità di specifiche zone erogene.

Fase orale (da 0 a 18 mesi)

La zona erogena è la bocca. Il piacere del bambino è collegato alla suzione del seno materno e collegata alla funzione nutritiva. La meta della pulsione diventa il succhiare, il proprio dito o altri oggetti, per la soddisfazione della zona orale. Un’eventuale fissazione può sfociare in caratteri dipendenti, sviluppare abitudini dipendenti dalla bocca (fumare, bere, logorrea, problemi alimentari).

Fase anale (da 18 mesi fino a 3 anni)

Il piacere deriva dal trattenimento o dall’espulsione dei prodotti del proprio corpo. Si verifica durante il periodo in cui il bambino impara a padroneggiare il controllo delle funzioni sfinteriche. La fissazione può contribuire alla rigidità nel carattere, all’eccessivo senso di ordine e pulizia (tendenza a trattenere), oppure al disordine e alla manipolazione mentale (tendenza ad espellere).

Fase fallica (da 3 a 6 anni)

Il piacere deriva dall’auto-stimolazione delle parti genitali. Questo è il periodo in cui il bambino vive una relazione libidica triangolare con i genitori, affronta il complesso di Edipo (caso maschile, angoscia della castrazione) o il complesso di Elettra (caso femminile, invidia dell’organo maschile). Una fissazione in questa fase incentiva personalità risolute, orgogliose, autonome, ed egoiste.

Fase di latenza (dai 6 anni fino alla pubertà)

Periodo in cui la libido è “silente” e le pulsioni sessuali vengono dirottate verso altre mete e oggetti. Questo è il meccanismo della sublimazione.

Fase genitale (dalla pubertà in poi)

Il piacere deriva dalle relazioni con gli altri e la zona genitale torna ad essere investita nuovamente della sua carica erogena. Lo sviluppo di questa fase è possibile solo se non emergono fissazioni nelle fasi precedenti.

La psicoanalisi infantile: il caso del piccolo Hans

In questo caso Freud ritrova un riscontro pratico della teoria riportata nei Tre Saggi sulla teoria sessuale. In particolare, si tratta dell’Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (1908). Il piccolo Hans, a tre anni, aveva subito la minaccia di evirazione dalla madre che lo aveva sorpreso mentre giocava con le sue parti intime. Più tardi, a 5 anni sviluppò la fobia dei cavalli dopo aver assistito alla caduta di un cavallo che trainava una carrozza. Freud analizzò il complesso edipico. Infatti, Hans aveva paura dell’evirazione e temeva di uccidere il padre a causa del forte odio che provava nei suoi confronti. L’analisi del complesso edipico e il simbolismo sessuale sono onnipresenti nelle interpretazioni di Freud.

Il narcisismo secondo Sigmund Freud

Sigmund Freud inizia ad analizzare il narcisismo in relazione all’omosessualità nel saggio Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci del 1910.

Infatti, Leonardo era poco interessato alla sessualità e nel corso della storia sono state formulate alcune ipotesi sulla sua probabile omosessualità. In breve, Freud partì dagli appunti di Leonardo sulla sua infanzia e iniziò la sua interpretazione:  durante l’infanzia vi è un crescente interesse per la propria appendice e quando si scopre che le donne ne sono prive si sviluppa un’intensa fobia di evirazione. Inoltre, emerse una relazione con la madre dalle forti cariche erotiche e una relazione con il padre in secondo piano. Viene introdotto un collegamento fra narcisismo e omosessualità come il prodotto della sublimazione delle pulsioni sessuali.

Successivamente, Freud, in base a queste riflessioni introduce il narcisismo primario, ovvero una libido ripiegata sul soggetto, manca una differenziazione fra l’Io e l’Es, l’appagamento è ancora autoerotico. Una fissazione in questa fase potrebbe facilitare l’insorgenza della schizofrenia. In seguito, modificherà questa definizione come una fase precedente alla costruzione dell’Io e priva di qualsiasi relazione oggettuale. Invece, per narcisismo secondario, intende un ritorno all’investimento libidico su di sé e una sottrazione dagli investimenti oggettuali.

Leggi anche: 20 curiosità su Sigmund Freud

La melanconia

L’opera Lutto e melanconia del 1917 analizza l’eziologia della depressione, ma Freud preferisce usare il termine melanconia

“Il lutto è invariabilmente la reazione alla perdita di una persona amata o di un’astrazione che ne ha preso il posto, la patria ad esempio, o la libertà, o un ideale o così via. La stessa situazione produce in alcuni individui – nei quali sospettiamo perciò la presenza di una disposizione patologica – la melanconia invece del lutto.”

“La melanconia è psichicamente caratterizzata da un profondo e doloroso scoramento, da un venir meno dell’interesse per il mondo esterno, dalla perdita della capacità di amare, dall’inibizione di fronte a qualsiasi attività e da un avvilimento del sentimento di sé che si esprime in autorimproveri e autoingiurie e culmina nell’attesa delirante di una punizione.”

Il modello topografico: conscio, preconscio e inconscio

Inizialmente, Freud, principalmente nella sua opera L’interpretazione dei sogni, propose il modello topografico della psiche (I topica) in cui figurano inconscio, preconscio e conscio (coscienza). L’inconscio è il luogo non soggetto alle leggi della logica, non vige alcuna regola, non ci sono vincoli ed è privo di temporalità. Possono coesistere pulsioni e desideri opposti. È considerato la sede del “rimosso”, ovvero la sede di tutti quei desideri, impulsi e ricordi troppo dolorosi o non accettati che sono banditi dalla coscienza (N.B. la rimozione è intesa come meccanismo di difesa). Si tratta di un luogo governato completamente dal principio del piacere, ovvero la ricerca della soddisfazione immediata di bisogni e desideri al di là di qualsiasi costrizione morale e convenzione sociale.

«L’inconscio è il cerchio maggiore, che racchiude in sé quello minore del conscio; tutto ciò che è conscio ha un gradino preliminare inconscio, mentre l’inconscio può restar fermo a questo gradino e pretendere tuttavia al pieno valore di prestazione psichica. L’inconscio è lo psichico reale nel vero senso della parola, altrettanto sconosciuto nella sua natura più intima quanto lo è la realtà del mondo esterno, e a noi presentato dai dati della coscienza in modo altrettanto incompleto, quanto il mondo esterno dalle indicazioni dei nostri organi di senso.»

S. Freud, L’interpretazione dei sogni

I contenuti inconsci non possono raggiungere direttamente la coscienza, se non attraverso il preconscio, ovvero il luogo in cui risiedono tutti quei contenuti che possono essere richiamati dalla coscienza con uno sforzo deliberato. Infine, la coscienza, quella parte della psiche che è a diretto contatto con la realtà esterna, ma prossima anche ai contenuti interiori che possono riemergere dal preconscio. Guida il nostro agire quotidiano secondo il principio di realtà.

“Un piacere, momentaneo e incerto nelle sue conseguenze, viene abbandonato, ma soltanto per conseguirne in avvenire, attraverso la nuova via, uno più sicuro.”

S. Freud, Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico, 1911

Perché viene definito modello topico? Ogni atto psichico è confinato in una particolare sistema.

Il modello strutturale della psiche

Successivamente, Sigmund Freud, propose una modifica al modello topografico introducendo un nuovo modello nell’opera L’Io e L’Es (1922), nel quale si concepiscono tre istanze psichiche: l’Io, l’Es e il Super-Io. Il nuovo modello non si basa più su tre istanze definite da confini precisi, ma su un nuovo assunto:

“La ragione è innanzitutto quella che una parte dell’Io del soggetto, che fino ad allora è stato considerato come coincidente con il Conscio e il Preconscio, risulta essere di fatto inconscia. Infatti la rimozione e gli altri meccanismi di difesa che Freud ha individuato, sono quasi sempre inconsci e purtuttavia sono strumenti usati dall’Io per proteggersi dalle pulsioni inconsce. Se ne deduce che L’Io è in parte inconscio.”

G. Concato, Manuale di psicologia dinamica, 2010, p. 70

Quindi, l’Io nasce dal contatto con la realtà, affondo le radici nell’Es. Si tratta, inoltre, di un Io-mediatore, ovvero modera tra le pulsioni dell’Es e le richieste della realtà esterna. Nondimeno, si può aggiungere che si tratta in primo luogo di un Io corporeo.

“L’Io può quindi essere paragonato, nel suo rapporto con l’Es, al cavaliere che deve domare la prepotente forza del cavallo, con la differenza che il cavaliere cerca di farlo con mezzi propri, mentre l’Io lo fa con mezzi presi a prestito. Si può proseguire nell’analogia. Come il cavaliere, se non vuole essere disarcionato dal suo cavallo, è costretto spesso a ubbidirgli e a portarlo dove vuole, così anche l’Io ha l’abitudine di trasformare in azione la volontà dell’Es come se si trattasse della volontà propria.”

Sigmund Freud, L’Io e L’Es, 1922, p. 488

Infine, il Super-Io, anch’esso in parte inconscio, incarna il duro giudice che vigila sull’osservazione delle regole morali, produce sensi di colpa e diventa punitivo in caso di infrazioni.

La tecnica psicoanalitica di Sigmund Freud

La tecnica di Sigmund Freud si può definire una psicoanalisi dell’Io, poiché la finalità è il rafforzamento di questa istanza:

L’Io è indebolito a causa dei suoi conflitti interni, dobbiamo accorrere in suo soccorso. E’ un po’ come una guerra civile, che dev’essere decisa con l’aiuto di un alleato che viene dal di fuori. […] Concludiamo insieme un patto. L’Io del malato ci promette la più completa sincerità, ossia la disponibilità di tutto il materiale che la sua autopercezione gli fornisce, noi gli assicuriamo la più rigorosa discrezione e mettiamo al suo servizio la nostra esperienza nell’interpretazione del materiale influenzato dall’inconscio. Il nostro sapere deve compensare il suo non sapere, restituendogli la perfetta padronanza su quelle regioni della vita psichica di cui ha perso il controllo. In questo contratto consiste la situazione analitica.

S. Freud, Compendio di psicoanalisi, 1938

Inoltre, il modo di porsi del terapeuta segue la pratica dell’attenzione fluttuante, ovvero non privilegiare alcun contenuto del discorso del paziente. Sigmund Freud, ricorda anche due importanti atteggiamenti fondamentali del terapeuta: la neutralità rispetto qualsiasi convinzione, valore o credo del paziente e l’impassibilità, ovvero non lasciarsi trascinare dalle emozioni suscitate dalla relazione terapeutica (controtransfert), soprattutto in caso di transfert amoroso (quando il paziente inizia a provare questo sentimento nei confronti dell’analista).

La regola per l’analizzato è una sola: 

Comunicare senza sottoporre a critica tutto ciò che gli viene in mente

S. Freud, Tecnica della psicoanalisi (1911-12)

Infine, il lavoro di analisi, si concentra sulle resistenze e sul transfert (che porta alla coazione a ripetere, il paziente replica le vecchie dinamiche conflittuali nella relazione con il terapeuta).

Bibliografia:

  • Concato G., Manuale di psicologia dinamica, 2010
  • Freud S., Opere complete, Bollati Boringhieri, 2013
  • Roudinesco E., Zini V., Sigmund Freud nel suo tempo e nel nostro, Einaudi, 2015
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