In questo articolo parlerò di 5 libri introduttivi alla psicoanalisi infantile. Inizierò menzionando il padre della psicoanalisi Sigmund Freud, il quale si dedicò a due casi clinici degni di aver contribuito agli studi di psicoanalisi infantile. In seguito, mi soffermerò su un’opera da leggere assolutamente per ogni autore tra cui Melanie Klein, pioniera in questo ambito, Anna Freud, Donald Winnicott e Alice Miller.

Ecco i 5 libri introduttivi alla psicoanalisi infantile


La psicoanalisi infantile (Sigmund Freud)

È una raccolta di scritti che hanno aperto la strada allo studio della psicoanalisi infantile. Il volume si suddivide in due parti

  • Istruzione sessuale dei bambini e loro teorie sessuali
  • I casi del piccolo Hans e dell’uomo dei lupi

Nella prima parte viene esposta la sua teoria, esposta in modo generico in “Tre saggi sulla teoria sessuale” e “Analisi terminabile e interminabile”, che si concentra sullo studio della curiosità sessuale nei bambini.

Il primo dei casi clinici tratta l’analisi della fobia di un bambino di 5 anni, il piccolo Hans, il quale fu trattato per via indiretta da Freud, poiché si servì del padre del bambino (medico e allievo dello stesso Freud) per il trattamento. Freud incontrò solo una volta il bambino durante il trattamento. Questo caso per Freud era di fondamentale importanza in quanto permise di osservare la presenza del complesso di Edipo, la paura dell’evirazione e le pulsioni erotiche extragenitali precoci.

Il secondo caso clinico, noto come il “caso clinico dell’uomo dei lupi” (1914), riguarda lo studio di una nevrosi infantile non direttamente osservata in quanto il paziente era un giovane russo di 23 anni in cura da Freud per 4 anni. La ricostruzione è avvenuta nel corso del trattamento della successiva nevrosi emersa in età adulta. Rivestono importanza in questo caso un episodio traumatico della sfera sessuale in infanzia inerente la “scena primaria” (cioè il rapporto sessuale tra i genitori) e la zoofobia.

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La psicoanalisi dei bambini (Melanie Klein, 1932)

“Il futuro della psicoanalisi si trova nell’analisi del gioco” Karl Abraham, Prima conferenza degli psicoanalisti tedeschi, 1924

Melanie Klein (1882 – 1960), psicoanalista austriaca-britannica, allieva di Sandor Ferenczi e Karl Abraham, è la pioniera della psicoanalisi infantile. Le sue magistrali opere hanno contribuito allo sviluppo della teoria delle relazioni oggettuali.

Nella sua opera “La psicoanalisi dei bambini” (1932) viene esposta la tecnica del gioco nell’analisi infantile. La tecnica psicoanalitica adottata prima delle sue intuizioni si basava sullo studio dei meccanismi delle relazioni oggettuali che danno forma alla struttura di personalità. La Klein postulò l’esistenza di un rapporto pre-oggettuale, in cui l’oggetto, percepito parzialmente, è strutturato da fantasie e pulsioni. L’importanza dei vissuti interni, che precedono e condizionano la scoperta della realtà, contribuiscono alla formazione dell’Io e dei nuclei primitivi del Super-Io. Sono, inoltre, rianalizzati i sentimenti di angoscia durante le fasi dello sviluppo e il conflitto edipico. Fino a quel momento non vi erano contributi significativi sulla psicoanalisi infantile a eccezione dell’analisi del piccolo Hans condotta da S. Freud.

L’analisi infantile (Anna Freud)

“L’analisi infantile, in considerazione della situazione tutta particolare del bambino, unica alla preparazione analitica, anche quella pedagogica”. A. Freud, Il trattamento psicoanalitico dei bambini

Anna Freud (1895 – 1982), seguiva un approccio “modificato” a partire dai lavori di Hermine Hug-Hellmuth (1871 – 1924), psicoanalista austriaca, una delle pioniere dell’analisi infantile, che aveva esposto i punti critici dell’analisi dei bambini. In particolare:

  1. i bambini non vanno in analisi spontaneamente, sono portati in modo forzato dai genitori quando ci sono altre soluzioni.
  2. Rispetto all’adulto, i vissuti del bambino non sono radicati, ma profondamente attuali e mutevoli
  3. Il bambino non intende cambiare il suo atteggiamento.

Queste tecnica prevede un primo colloquio solo con i genitori e il resto delle sedute, basate sul gioco, da svolgersi a casa del bambino.

La Freud entrò in forte contrasto con la posizione di M. Klein, in quanto riteneva che lo studio del complesso di Edipo del bambino avrebbe minato il rapporto con i genitori.

Gioco e realtà (Donald W. Winnicott, 1970)

“La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta. La psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano insieme. […] Quando il gioco non è possibile, allora il lavoro svolto dal terapeuta ha come fine di portare il paziente da uno stato in cui non è capace di giocare a uno stato in cui ne è capace.”

Donald Winnicott (1896 – 1971), pioniere della scuola delle relazioni oggettuali, espone i suoi scritti sull’importanza degli oggetti e dei fenomeni transizionali dei primi mesi di vita, in particolare come il bambino comprende la realtà interna, come costruisce la visione soggettiva della realtà esterna, come si relaziona con gli oggetti diversi-da-Sé nel suo modello personale. L’importanza dell’ambiente nello sviluppo emozionale e l’analisi di condizioni di non-esistenza (falso Sé).

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Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé (Alice Miller, 2008)

In quest’opera di Alice Miller (1923 – 2010) parte da alcuni interrogativi:

Qual è il prezzo da pagare nel formare a tutti i costi un «bravo bambino»? Anche l’amore materno è capace di sottili violenze? Il “bambino dotato” percepisce i bisogni inconsci dei genitori e si adatta ad essi a costo di seppellire i suoi sentimenti più spontanei, come la rabbia, la paura, l’invidia, che non sono graditi ai “grandi”. Questo bravo bambino, molto probabilmente, diverrà un adulto depresso o nasconderà la sua fragilità dietro un’armatura di sprezzante grandiosità.

«Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, “riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di abbandonare infine la prigione invisibile – e tuttavia così crudele – dell’infanzia e di trasformarci da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.» (Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, 2008)

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