Questo articolo analizza l’origine e i fattori che contribuiscono alla fobia dei clown, meglio nota come coulrofobia, la paura di coloro che camminano sui trampoli (meglio nota come paura dei clown). In pratica, giocolieri, clown e pagliacci. In particolare:

  • Si tratta di un disturbo mentale?
  • Quando diventa un problema?
  • Perché i clown sono spesso percepiti come inquietanti?

La coulrofobia: la paura dei clown

È la paura disadattiva dei clown. Il prefisso coulro- deriva dal greco ma sembra sia difficile risalire all’etimologia del termine in quanto non è stato individuato un preciso significato. Quello che sappiamo è che non compare nella prima edizione dell’enciclopedia delle fobie (Doctor & Kahn, 1989). La più vecchia fonte sul web di questo termine risale al 1995, ma non sappiamo dove l’autore, Fredd Culbertson, abbia trovato questo termine perché non ha potuto rispondere a causa dei danni subiti di un ictus.

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Si tratta di un disturbo mentale?

Bisogna, innanzitutto, distinguere le persone che avvertono i clown come “inquietanti”, da coloro che hanno una fobia vera e propria (Gibson, 2004; Radford, 2016). La coulrofobia non è un disturbo mentale riconosciuto dall’APA (American Psychiatric Association), ma si può annoverare tra le fobie specifiche del DSM-5 (DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Si tratta dell’intensa paura, che provoca spesso una reazione immediata di ansia quando la persona è esposta a uno stimolo specifico (in questo caso i clown):

  • La reazione è spoporzionata rispetto alla situazione di pericolo attuale
  • Si riconosce che la paura è irragionevole e immotivata
  • Si tende ad evitare qualsiasi situazione in cui si pensa si possa venire a contatto con lo stimolo (un clown)
  • Non si hanno diagnosi per altri disturbi mentali e non si sta vivendo una situazione di stress o disagio sociale e/o lavorativo

Il fenomeno della deindividuazione

Una spiegazione viene fornita dalla psicologia del male di Philip Zimbardo (2007) il quale ha dimostrato nei suoi esperimenti che le persone possono diventare buone o cattive (“eroi” o “carnefici”) in base al contesto sociale e a specifiche situazioni in cui ognuno riveste un ruolo ben preciso. Il più importante predittore dei comportamenti anti-sociali è il fenomeno della deindividuazione, uno stato in cui abbiamo l’occasione di nascondere la nostra identità personale. Un esempio è una chat online anonima oppure mascherarsi in occasione di Halloween, in entrambi i casi si è deindividuati. Numerose ricerche hanno dimostrato che le persone in questo stato sono più propense a compiere atti immorali (mentire, offendere, rubare, fare del male o persino uccidere qualcuno). Pensiamo ad esempio a chi veste un’uniforme militare, i “vantaggi” sono quelli di rendere accettabile attaccare ed eventualmente uccidere i nemici. In genere ci aspettiamo che, quando è in atto la deindividuazione, le persone si comporteranno nel peggiore dei modi. Vediamo altri esempi:

  • I commenti più cattivi sui su blog e social network sono spesso rilasciati da profili anonimi
  • Gli esecutori di condannati a morte spesso indossano maschere o cappucci
  • I killers dei famosi film horror (Halloween, Venerdì 13, Scream, Pennywise in IT) indossano una maschera.
  • I guerrieri spartani indossavano maschere durante i combattimenti

Perché i clown sono così inquietanti?

Nel 2008 i ricercatori dell’Università di Sheffield, Regno Unito, sono giunti a una inaspettata conclusione. Hanno osservato la reazione dei bambini di un reparto di pediatria le cui pareti erano decorate con dei clown (Penny Curtis, 2008):

Abbiamo scoperto che, nella maggior parte dei casi, i clown non piacciono ai bambini. Alcuni sono persino terrorizzati.

Una spiegazione sembra essere legata al transito in una nuova epoca in cui l’immaginario del clown è completamente cambiato rispetto al passato. Come afferma Patricia Doorbar, psicologa dell’età evolutiva:

A pochi bambini piacciono i clown. Non hanno un aspetto familiare e vengono da un’epoca differente. Sono poco divertenti, e hanno uno strano aspetto.

Come nasce la paura dei clown?

Paura dei clown

Secondo un recente studio (Francis T.McAndrew, Sara S.Koehnke, 2016), la paura è innescata dall’ambiguità, cioè essere incerti sulle proprie reazioni nei confronti di una persona o di una situazione. I partecipanti allo studio (circa 1.300), di età compresa tra i 18 e i 77 anni, hanno valutato, attraverso un questionario online, quella che si può definire “una persona che incute paura” con più di 44 caratteristiche inclusi pattern comportamentali, fra cui:

  • un insolito modo di mantenere il contatto oculare
  • presenza di tatuaggi molto visibili
  • essere troppo o per nulla emotivo
  • fissare le persone prima di interagire con loro
  • eccessiva magrezza
  • fare troppe domande sulla vita privata
  • dirigere la conversazione su argomenti sessuali

Invece, caratteristiche come i bulbi oculari sporgenti, un sorriso peculiare o delle unghie affilate non sono state percepite come inquietanti. Quindi, ciò che conferisce l’aspetto inquietante in queste persone è il loro comportamento bizarro e spesso deviante dalle convenzioni sociali. Inoltre, quando è stato chiesto ai partecipanti di stilare una lista di figure professionali percepite inquietanti, è emerso in cima alla lista il clown. Questi risultati sono coerenti con la teoria secondo cui il sentirsi intimoriti è un responso dell’ambiguità, che è insita della minaccia, e che si presenta tutte le volte in cui noi rabbrividiamo quando ci confrontiamo con quel senso di insicurezza causato dalla minaccia stessa.

Lettura consigliata: Psicologia della paura di Anna Oliviero Ferraris

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